LE LAVORAZIONI DEL LINO

  1. La coltivazione del lino necessita di un terreno adatto per la germogliazione, di un clima favorevole, di una accurata selezione delle varietà e una regolare distribuzione dei semi sul terreno.
  2. Il terreno viene seminato tra la metà di marzo e la metà di aprile. Il lino cresce velocemente, in 100 giorni la pianta del lino raggiunge la sua massima altezza.
  3. Per sua stessa natura la pianta del lino richiede un uso molto limitato di fertilizzanti, di pesticidi e diserbanti, riducendo al minimo l’inquinamento del terreno. E’ una pianta resistente, non è facilmente attaccata dai parassiti.  Durante la macerazione sul terreno, la pianta del lino rilascia quasi totalmente la quantità di azoto che ha assorbito in fase di crescita. In tale modo il campo non s’impoverisce. Un motivo in più perché la scelta sempre più diffusa verso una vita sostenibile trovi nei tessuti di lino un valido alleato. Utilizzare lenzuola di lino e asciugamani di lino è una pratica amica dell’ambiente.
  4. Poco più di un mese dopo la fioritura, il lino viene estirpato. Cioè strappato dal terreno in modo da utilizzare tutta la lunghezza della fibra fino alle radici. In seguito viene lasciato disteso a terra per un periodo che varia dalle 2 settimane ai 3 mesi, a seconda dell’area geografica di coltivazione. In questa fase si attua il processo di macerazione. Anch’esso completamente naturale: una naturale decomposizione della parte più esterna dello stelo provocata dagli agenti atmosferici quali pioggia, vento e sole.  Ancora una volta troviamo un segno sostenibile del lino che ci porterà a scegliere, per esempio, tovaglie di lino per le nostre tavole. L’area in cui la pianta del lino viene coltivata è vitale, essa deve avere la giusta alternanza di luce, acqua e aria; esattamente il clima che caratterizza la regione delle Fiandre..
  5. Una volta terminata la fase di macerazione, il lino viene raccolto in grandi balle e messo a magazzino. La pianta ora ha perso quasi completamente l’umidità e può conservarsi per diverso tempo senza degradarsi. Si passa poi ad una successione di processi meccanici che hanno lo scopo di estrarre le fibre e pulirle. E’ incredibile pensare che dalle balle grezze e ruvide della fibra di lino si arrivi al candore e alla morbidezza del lino per tendaggi.
  6. La Sgranatura è il primo pettine che ha denti più fitti verso le estremità. Ha lo scopo di eliminare le capsule e portarle verso l’esterno. Si passa poi alla Stiratura dove gli steli di lino passano attraverso dischi dentati. Successivamente si vogliono liberare le fibre dalla parte legnose attraverso la Gramolatura, rulli scanalati a grandi denti. Con la Battitura la fibra viene passata attraverso delle turbine che puliscono il lungo tiglio dalle sue impurità e isolando il lino stigliato, la fibra nobile della pianta. E’ questo la materia di lino che viene scelta per fare i filati più sottili per tessuti come la nostra Batista di lino o filati particolarmente puliti per realizzare i tessuti per tendaggi.
  7. Dalla creazione della fibra di lino si passa alla Filatura vera e propria che trasforma lo stoppino in filato.  La Filatura può essere a umido, a secco o a semi-bagno. La prima permette di ottenere i filati più pregiati. Infine la Roccatura pulisce il filo dalle rimanenti impurità e imperfezioni e lo riavvolge su supporti idoneo all’utilizzo successivo, Il titolo del filato è espresso in numeri metrici, Nm1 a Nm90. I nostri tessuti di lino sono realizzati con filati che hanno titoli tra il Nm7 e il Nm39.
  8. La Tessitura è la fase in cui si dà vita al tessuto, intrecciando i fili in catena con i fili in trama. Questo può avvenire attraverso diverse tipologie di intreccio come la tela o il raso oppure attraverso armature più complesse come lo jacquard. Moltissimi sono gli accorgimenti che permettono di ottenere il miglior risultato.  Dalla scelta del tessuto, alla scelta dei telai e degli accessori. Di massima importanza restano comunque le caratteristiche ambientali in cui lavorano i telai: un’umidità relativa all’80%, una temperatura compresa tra 20° e 23° e un impianto di aspirazione molto efficiente.
  9. L’ultima fase di lavorazione è la nobilitazione attraverso cui il tessuto viene pulito, ammorbido e colorato. In una prima fase viene sottoposto ai trattamenti alcalini che permettono stabilizzare il tessuto, e al bruciapelo attraverso cui vengono eliminate le impurità per ottenere una superficie più liscia. In seguito si eliminano le cere che sono servite in tessitura per facilitare l’intreccio delle trame con l’ordito, ed infine si apre l’infinito mondo della tintura. I coloranti sono scelti in base all’utilizzo finale del tessuto. Indanthrene resistono alla luce, al lavaggio e al cloro e per questo sono più usati per la biancheria. I coloranti diretti hanno ottimi risultati con il delavè ma possiedono una resistenza ridotta al lavaggio ed al cloro. I coloranti reattivi presentano un ventaglio di colori più brillanti e con maggiori sfumature.  Resistono alla luce, meno al cloro.  Ultimissima tappa l’appretto o la stropicciatura a seconda del gusto e della moda. Ed ecco che possiamo presentare ai nostri clienti i tessuti tinto in filo, tinto in pezza, con finissaggio airo o stropicciato